Giuseppe Torre, Founder e Direttore di DataHubs e docente alla Pontificia Università Antonianum, invita a guardare oltre la tecnologia. Perché la trasformazione che stiamo vivendo non riguarda prima di tutto gli strumenti, ma il modo in cui apprendiamo, prendiamo decisioni e costruiamo organizzazioni.
Quando si parla di intelligenza artificiale, la conversazione si concentra quasi sempre sugli strumenti. Quali attività verranno automatizzate, quali professioni cambieranno, quali competenze dovremo sviluppare e quali tecnologie adottare.
Secondo Giuseppe Torre, però, questa lettura rischia di fermarsi alla superficie del fenomeno.
La trasformazione in corso non è prima di tutto tecnologica. È cognitiva.
L’intelligenza artificiale sta infatti modificando il rapporto che persone e organizzazioni hanno con la conoscenza: il modo in cui la produciamo, la condividiamo, la interpretiamo e la utilizziamo per prendere decisioni. È questo il cambiamento più profondo, e probabilmente quello di cui stiamo ancora sottovalutando la portata.
Quando cambia la conoscenza, cambiano anche le organizzazioni
Per decenni molte organizzazioni sono state costruite attorno a un principio semplice: la conoscenza era concentrata in alcuni ruoli, funzioni o livelli gerarchici. Chi possedeva più informazioni prendeva decisioni. Gli altri le eseguivano.
Questo modello oggi mostra limiti sempre più evidenti.
La disponibilità diffusa di strumenti digitali e sistemi di AI rende infatti accessibili informazioni che fino a pochi anni fa erano patrimonio di pochi specialisti. Di conseguenza, il valore non nasce più soltanto dall’accesso alla conoscenza, ma dalla capacità di interpretarla e trasformarla in azione.
Per Torre, è proprio qui che si gioca la vera partita. Non nella semplice adozione della tecnologia, ma nella capacità delle persone di attribuire significato a una quantità crescente di informazioni.
Il problema non è l’AI. È come prendiamo decisioni.
Uno degli aspetti più interessanti della trasformazione in corso riguarda il rapporto tra competenza e autorevolezza.
Per generazioni abbiamo associato l’autorevolezza alla possibilità di accedere a informazioni che altri non possedevano. Oggi questo vantaggio tende a ridursi. Chiunque può verificare un dato, confrontare fonti diverse o approfondire un argomento in pochi minuti.
Questo non significa che l’esperienza non conti più. Significa che cambia il motivo per cui conta.
Le organizzazioni non hanno bisogno di persone che conoscono più informazioni degli altri. Hanno bisogno di persone che sanno collegare informazioni diverse, interpretarle nel contesto corretto e assumersi la responsabilità delle decisioni che ne derivano.
È qui che la trasformazione diventa cognitiva.
Una questione anche etica
Quando si parla di intelligenza artificiale, il tema dell’etica viene spesso affrontato come una questione normativa o tecnologica. In realtà, secondo Torre, la domanda è molto più semplice e allo stesso tempo molto più profonda.
Se strumenti sempre più avanzati entrano nei processi decisionali, quali decisioni siamo disposti a delegare? E quali vogliamo continuare ad assumerci come esseri umani?
L’AI è già in grado di analizzare grandi quantità di dati, individuare correlazioni, sintetizzare documenti e formulare raccomandazioni. Ma la capacità di decidere cosa sia opportuno fare, quali conseguenze accettare e quali responsabilità assumersi resta una questione umana.
Per questo la sfida non è scegliere se utilizzare o meno questi strumenti.
La sfida è costruire organizzazioni capaci di usarli senza rinunciare al pensiero critico, al giudizio e alla responsabilità.
Le competenze che diventano più importanti
In un contesto in cui l’accesso alla conoscenza è sempre più diffuso, diventano centrali competenze che per molto tempo abbiamo considerato complementari rispetto a quelle tecniche.
Pensiero critico, capacità di interpretazione, discernimento, giudizio e lettura del contesto non sono competenze “soft”. Sono sempre più spesso le competenze che permettono di generare valore.
L’intelligenza artificiale può accelerare l’accesso alle informazioni. Non può sostituire la capacità di attribuire loro un significato.
Per questo il vantaggio competitivo non dipenderà soltanto dall’adozione di nuove tecnologie. Dipenderà dalla qualità delle domande che le persone sapranno porsi e dalla loro capacità di trasformare informazioni in decisioni consapevoli.
Una riflessione per chi si occupa di persone
Per Sparq questa prospettiva apre una riflessione importante.
Se la trasformazione in corso è prima di tutto cognitiva, allora il tema del talento non può essere affrontato soltanto attraverso competenze tecniche, strumenti e processi. Diventa necessario comprendere come le persone apprendono, come costruiscono significato, come collaborano e come prendono decisioni in contesti sempre più complessi.
In fondo, la domanda lasciata dall’intervento di Giuseppe Torre non riguarda l’intelligenza artificiale.
Riguarda noi.
Perché se la tecnologia sta cambiando il modo in cui lavoriamo, la vera questione è capire se stiamo cambiando con la stessa velocità il modo in cui pensiamo.
Articolo ispirato all’intervento di Giuseppe Torre durante Sparking Thoughts, il format con cui Sparq osserva come stanno cambiando lavoro, organizzazioni e leadership.